Memolith: Forsaken by Light – Recensione: un brutale strategico a turni

Preparatevi psicologicamente, perché Memolith: Forsaken by Light non ha nessuna intenzione di farvi sconti. Questo brutale GDR tattico a turni dichiara le sue intenzioni fin dal trailer, imponendosi come un’esperienza difficile in cui un singolo errore può bruciare un’intera partita.

Ad accrescere la complessità dell’esperienza ci si mette anche l’assenza dell’italiano, ma, sinceramente, meglio così. Rispetto all’avere una traduzione fatta con intelligenza artificiale, come nel caso di Survivalist: Invisible Strain, preferisco l’inglese. E, detto tra noi, se siete tra quelli che ancora boicottano dei titoli per la mancata localizzazione nella lingua italica, imparate l’inglese che siamo nel 2026.

DeveloperBlack Anchor
PublisherWebzen
GenereGDR Strategico a turni
Data di Pubblicazione27/4/2026
PiattaformePC (Steam & Epic Games Store)
Lingua ItalianaNon Presente
Illustrazione dei tre personaggi principali di Memolith pronti al combattimento con armi e scudi, circondati da mostri nell'oscurità su sfondo rosso.

Da Before the Dawn a Memolith, 5 anni di gestazione

La storia dietro lo sviluppo di questo titolo è un percorso tortuoso che spiega perfettamente il risultato finale. Tutto è cominciato nel 2020 con il prototipo Before the Dawn, un progetto che ha subito colpito nel segno vincendo il Gold Prize al GIGDC 2021. Nel marzo 2023 i ragazzi di Black Anchor hanno firmato un accordo con Webzen, ribattezzando il gioco in REMORE: Infested Kingdom e lanciandolo in Accesso Anticipato a fine ottobre dello stesso anno. L’esperienza iniziale era un survival tattico spietato ed estremamente punitivo.

Grazie a un investimento strategico di 1 miliardo da parte di Webzen nel luglio 2024, lo studio ha ottenuto la tranquillità economica per rivedere i propri piani. Ascoltando la community, il team ha così ridisegnato il gameplay nei due anni successivi, alleggerendo la microgestione più frustrante a favore di un approccio tattico più fluido e focalizzato sulla lore. Questo cambio di rotta ha portato al rebranding definitivo in Memolith: Forsaken by Light a febbraio 2026, fino al debutto della versione 1.0 il 28 aprile 2026.

Cinque anni di gestazione, ma – fortunatamente – il risultato finale dimostra che ne è valsa la pena. Il titolo si presenta oggi come un solido strategico in visuale isometrica con una struttura a livelli.

Schermata di gameplay tattico di Memolith che mostra i personaggi all'interno di un sotterraneo buio, parzialmente illuminato da piccoli pilastri di luce durante un combattimento.

Lore, Mood e Ambientazione: tra i Soulsborne e Fear & Hunger

Con un’introduzione criptica e affascinante che ricorda molto da vicino quelle dei soulsborne di From Software, il titolo proietta il giocatore in un mondo spietato. Ci si ritrova immersi all’interno di un’ambientazione decadente che evoca immediatamente le suggestioni della parte più ferale e gotica di Bloodborne. Le strade desolate della città trasudano un senso di minaccia costante ed opprimente. Alla luce di queste scelte stilistiche così marcate, credo di poter affermare con assoluta certezza che i ragazzi di Black Anchor siano accaniti fan delle opere e della filosofia di Hidetaka Miyazaki.

Il canovaccio narrativo poggia su premesse dark fantasy solide. Il mondo ha perso la luce protettiva dei monoliti, un evento catastrofico che rende chiunque si perda tra le tenebre una bestia ferale priva di senno. L’obiettivo primario dei protagonisti è quello di intraprendere un viaggio disperato per ricollegare il piccolo frammento di monolite, custodito nell’avamposto della resistenza, al monolite principale, nel tentativo di ridonare la luce alla città e salvare ciò che resta dell’umanità. La progressione narrativa si fonde così perfettamente con la costante tensione della sopravvivenza.

L’atmosfera generale e la pixel art, davvero ben riuscite e ricche di dettagli, possono ricordare da vicino lo stile di Fear & Hunger per il mood opprimente e la sensazione di costante vulnerabilità. Tuttavia, la produzione preferisce mantenere un certo equilibrio: fortunatamente o purtroppo, a seconda dei gusti, non si raggiungono mai quei livelli estremi di gore, horror grafico e scene disturbanti tipici dell’opera di Miro Haverinen. Resta comunque un immaginario visivo potente, capace di catturare l’attenzione e di trasmettere un profondo senso di desolazione.

Schermata di gioco di Memolith che mostra l'area del rifugio in pixel art, con i personaggi disposti vicino a un grande pilastro di luce centrale e una forgia sulla destra.

Alla ricerca della luce: Lo stealth strategico di Memolith…

Inizialmente il gioco avrebbe previsto, probabilmente ispirandosi a Darkest Dungeon e XCOM, una pletora di personaggi sacrificabili generati proceduralmente. Durante il periodo di accesso anticipato però, molti giocatori espressero la frustrazione eccessiva dovuta a questa meccanica di permadeath. Ciò ha portato gli sviluppatori a passare ad un sistema a classi, ognuna legata ad un unico personaggio con il suo character design e la sua lore. Questa modifica ha sicuramente reso il gioco più accessibile, oltre ad evitare che io rompessi lo schermo durante il giocato, ma immagino che il senso di ansia e paura ne abbia risentito non poco.

Uno degli elementi che ho adorato di più della produzione è sicuramente la gestione dello stealth, spesso fondamentale per evitare di farsi massacrare. I nemici infatti, una volta avvistato un membro del party, urlano allertando ogni nemico presente sulla mappa e ci bloccano in quella porzione di livello con lo status “grab“. Tutto ciò non solo ci impedisce di scappare, a meno che non ci sia un passaggio segreto verso il rifugio nei dintorni, ma implica anche il dover necessariamente attivare tutte le sinapsi del nostro cervello per evitare di raggiungere la schermata di game over nel giro di qualche turno.

Vedrete che, dopo qualche gangbang da parte dei nemici, inizierete a chiudere ogni singola porta, costruire barricate e a lanciare monetine e pietre come se il combat system non esistesse neanche. Tutte queste meccaniche, ben studiate e ottimamente implementate, avvicinano lo stealth ad un “puzzle game strategico” dove ingegno e posizionamento tattico la fanno da padroni.

Schermata di gameplay di Memolith durante una boss fight in pixel art contro Olivia, all'interno di una stanza dominata da radici e fiori rossi.

…e la caduta nel buio: I picchi di difficoltà e le criticità

I livelli risultano tanto vari quanto spogli: in un titolo del genere l’interagibilità ambientale avrebbe potuto spiccare di più. Strutturalmente si passa da sezioni molto brevi e lineari a zone leggermente più grandi e lievemente intricate. Anche queste ultime, però, mi sono risultate “poco” esplorabili, non arrivando mai a donarmi quella sensazione di paura dell’ignoto che avrebbe potuto alzare l’asticella dell’immersione.

La natura hardcore dell’esperienza si scontra poi con una curva di difficoltà un po’ sbilanciata, passando da livelli semplicissimi a letterali pali dove non batte il sole in un istante. La meccanica del passaggio del tempo che fa spegnere i pilastri di luce e la barra di resilienza dei personaggi (che scende stando al buio o davanti ai nemici) rendono gli scontri molto tattici, ma l’ansia di mandare tutto a meretrici con una singola mossa vi farà bestemmiare non poco.

Il gioco è complesso, forse ancora troppo: il crafting delle armi è quasi privo di tutorial ed inutilizzabile per parecchie ore di gioco dopo averlo sbloccato, mentre il menù di sblocco delle skill sembra la schermata di un gacha, con troppe abilità, numeri ovunque e una pessima leggibilità generale.

Schermata di gameplay di Memolith che mostra un combattimento a turni in pixel art all'interno di una stanza piena di sabbia.

Conclusioni

Tirando le somme, Memolith: Forsaken by Light porta con sé tutte le cicatrici e i ripensamenti dei suoi cinque anni di gestazione. È un’esperienza brutale, spietata e a tratti spigolosa, capace di far saltare i nervi a causa di picchi di difficoltà improvvisi. Eppure, quando ci si trova immersi nella sua splendida e oscura pixel art, a pianificare ogni singolo passo nell’ombra per evitare i nemici, il loop calcolato da puzzle game strategico funziona alla perfezione. Se cercate un titolo permissivo girate al largo, ma se siete amanti dei tattici hardcore e non temete la frustrazione, l’oscurità di Memolith saprà catturarvi.

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💡 Il verdetto di Enter, Loading:

Consigliato! 👍🏻✅
✨ Pro ⚠ Contro
🎮 Meccaniche di gioco stratificate e complesse… 🎮 …in alcuni casi anche troppo
👾 Pixel Art sublime 👾 Level design sottotono
📖 Mood e narrazione intriganti 🇮🇹 Assenza della lingua italiana

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