Deperson Provato: in cerca della propria umanità
Dopo avervi raccontato i mondi distorti nella demo di Lost in Random The Eternal Die, parliamo di menti alterate con la demo di Deperson.
Il disclaimer che anticipa il menù principale di Deperson ci avverte: questo titolo ha una sua profondità, affronta temi complessi da un punto di vista emotivo e potrebbe non essere adatto a tutti i giocatori. Effettivamente, avviata la demo, la sensazione che si ha è di essere di fronte ad un tunnel da attraversare al buio, senza sapere chi o cosa si incontrerà lungo la strada. Senza sapere dove si arriverà e in quale stato.

Un punta e clicca moderno
Deperson è una moderna avventura story-driven punta e clicca. Moderna perché arricchita da elementi platform e da alcune abilità in uso al protagonista. E’ un’avventura horror che mostra l’orrore a schermo ma te lo lascia anche immaginare. Siamo completamente nella mente del nostro protagonista.
Ad accompagnarci in questo viaggio è Aaron, che si sveglia in un letto di ospedale non ricordando chi sia e facendo subito la conoscenza delle persone che – come lui – abitano questo luogo, a partire dal medico, dalle infermiere e da una ragazza di nome Belle. E’ qui che si ambienta il primo capitolo del gioco ed è qui che si apre e si conclude la demo. Seguono i vari pazienti, in camere che nulla hanno di normale. Le pareti, gli armadi, l’aria che non possiamo respirare ma che si può avvertire richiamano le vite di coloro che vi abitano. E non sembrano neanche camere di ospedale ma luoghi dai quali non sarà mai più possibile uscire.
Una cosa appare chiara sin da subito, l’ospedale è solo una delle prigioni, perché là fuori qualcosa di ben peggiore intrappola le persone: lo stato dittatoriale di Indrija, una sorta di Grande Fratello a cui nulla sfugge e che punisce qualsiasi forma di ribellione o diversità. Accanto alle persone comuni, si muovono le unità reborn, inespressive, ubbidienti, piccoli servi del padrone senza volontà o desiderio.

Il tocco artistico
Deperson è il lavoro del team di sviluppo turco Error Thing, con PARCO GAMES come publisher. L’obiettivo di questo piccolo gruppo di lavoro era creare un’opera che coinvolgesse e rendesse centrale il giocatore, immergendolo nel contesto e nelle meccaniche di gioco.
L’obiettivo è, a quanto visto nella demo, raggiungibile anche grazie al meraviglioso lavoro artistico dietro allo sviluppo di questo titolo. Il disegno a mano conferisce naturalezza e realismo agli scenari e contribuisce a creare un senso di calma che contraddice l’inquietudine della narrazione. Il tutto accompagnato da dialoghi a mio parere davvero realistici e ben scritti (in un inglese accessibile anche ai meno esperti) e da una colonna sonora evocativa e malinconica.
Grazie a questo talento artistico, il titolo si è aggiudicato alcune nomination importanti: alla Gamescom 2026 Miglior Grafica, al Busan Indie Connect Festival 2026 Excellence in Art.
Da un punto di vista visivo, per l’uso dei colori pastello, i disegni a mano e l’attenzione ai dettagli ambientali, non posso fare a meno di affiancare questo titolo a quello di un trio nostrano di sviluppatori, Tmesis Studio, creatori di Universe For Sale, altra avventura narrativa ben scritta e di forte impatto emotivo.

Gameplay e meccaniche di gioco
Come anticipato, Deperson è di fatto un’avventura narrativa dalle atmosfere cupe. Aaron è spinto verso l’esplorazione degli ambienti dapprima per cercare di capire dove si trovi, ma appare poi evidente come la ricerca sia anche utile ad accumulare oggetti e… ricordi. Non c’è armadio che non valga la pena di aprire e in generale ogni interazione con ambienti e persone ha una sua specifica funzione (c’è l’oggetto che arricchisce l’interazione, oppure oggetti come chiavi che aprono porte altrimenti bloccate). Questo rende ben poche cose skippabili. Francamente è meglio entrare subito in questo mood perché il nostro Aaron si muove con un incedere lento, lentissimo. Si può correre? Sì, anche se si fatica a definirla corsa, è più un sobbalzo, coerente però con lo stato emotivo e clinico del nostro protagonista. D’altra parte, è pur sempre ricoverato in un ospedale psichiatrico, probabilmente sotto effetto di farmaci. Trovo dunque coerente con il background di Aaron la sua andatura lenta e quasi tediosa. Quindi, consiglio di essere minuzioni nell’esplorazione per non rischiare un backtracking che rallenti troppo i ritmi di gioco.
L’interazione con i personaggi può essere emotivamente impattante. Leggendo libri o fascicoli medici e osservando fotografie e dipinti alle pareti, la storia di ogni personaggio si arricchisce di dettagli che ci aiutano a capire che cosa abbiano dovuto patire o agire e perché siano finiti lì. Si comprende però quasi subito che ognuno di loro è intrinsecamente legato ad Aaron per motivi ben più profondi e che aiutare loro è aiutare lo stesso Aaron a far luce sulla propria esistenza, cancellata non si sa per quale motivo con un colpo di spugna. Grazie alle interazioni, alla socialità, Aaron recupera pezzi di sé, riuscendo piano piano a rimuovere quel “de” e tornare ad essere “person”.
Aaron attraverso la risoluzione di interazioni ed enigmi ambientali acquisisce consapevolezza di sé ma anche abilità utilizzabili nel corso dell’avventura (l’unico potere sbloccabile nella demo è la capacità di rompere oggetti, ma non vi svelerò di più).

Conclusioni
E’ solo attraverso questo primo capitolo claustrofobico e mentale che Aaron ha gli elementi adatti per provare ad andare verso la libertà – qualsiasi cosa voglia dire – uscendo dall’ospedale. E vi garantisco che la voglia di scoprire quali orrori ci aspetteranno dietro quel cancello e quali misteri saranno svelati è davvero tanta!
Consiglio di provare la demo, disponibile su Steam, per capire se questo tipo di narrazione, così oscura nei toni e nelle immagini, possa fare al caso vostro. In ogni caso, sappiate che vivrete un’esperienza immersiva, un viaggio emotivo di ricostruzione dell’identità.





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