Anche Disney vuole il suo extraction shooter. Ma il mercato è pronto a reggerne un altro?
In principio fu Escape from Tarkov, nel 2016. A quel tempo il genere non aveva nemmeno un nome codificato, quello degli extraction shooter, e dopo l’ennesima morte ingiusta e la conseguente depredazione del loot che avevo faticosamente recuperato, ammetto di aver abbandonato il genere per diversi anni. Una cosa è certa: di sicuro non ci avrei puntato un centesimo sul fatto che quel loop diabolico di arraffa tutto e via verso il punto di estrazione sarebbe riuscito a sfondare nel mainstream. Era una formula troppo punitiva, troppo di nicchia, decisamente crudele con chi non aveva ore da sacrificare sull’altare della curva di apprendimento. Eppure è successo. Anno dopo anno, il genere si è allargato, ha fatto la muta, ha trovato il suo pubblico. E adesso, nel 2026, ci ritroviamo sommersi dagli extraction shooter. Ce ne sono così tanti che non ha più senso chiedersi se la formula funzioni. La vera questione, come sempre più spesso accade, è quanti ne possa reggere un mercato che non cresce all’infinito.
Proprio in questo contesto, scartabellando il mio feed di notizie, eccola qui la bomba di giornata: secondo un ampio report di Bloomberg, Epic Games sarebbe sulla buona strada per lanciare a novembre il primo gioco nato dalla partnership con Disney. E si tratterebbe proprio di uno shooter con personaggi Disney costruito attorno alla formula extraction. Ci troveremo quindi a vestire i panni di topolino e compagni e a combattere per raggiungere un punto di estrazione. Insomma, non proprio la classica fiaba disneyana. A quanto pare c’è di più: l’accordo fra le due compagnie dovrebbe produrre almeno altri due giochi. Non stiamo quindi parlando dell’ennesima skin stagionale di Fortnite: il tentativo è quello che abbiamo visto infinite volte, sfruttare la coda lunga di un genere in voga costruendoci sopra un ecosistema.
Una scommessa nata dalla crisi
Il contesto in cui questi giochi dovrebbero nascere, però, mi fa sorgere più di un dubbio. Perché Epic non arriva a questo appuntamento da una posizione di forza, anzi.
Il 24 marzo 2026, appena due settimane fa, i più attenti non si saranno persi il fatto che Epic Games ha licenziato oltre mille dipendenti, circa il 20% dell’intera forza lavoro. Tim Sweeney, il boss finale di Epic Games, in un memo pubblicato sul sito ufficiale, è stato brutalmente onesto: l’engagement della gallina dalle uova d’oro Fortnite è in calo dal 2025, l’azienda spende significativamente più di quanto incassa, e i tagli servono a rimettere la compagnia su un terreno stabile. Insomma, la golden age di Fortnite sembra oramai bella che passata.
I numeri parlano chiaro. Le ore medie mensili dei giocatori PlayStation su Fortnite sono passate da 21 a 16 tra febbraio 2025 e febbraio 2026, con un calo analogo su Xbox. Fortnite resta il gioco con più utenti attivi mensili su console, almeno negli Stati Uniti, e questo nessuno lo mette in discussione, ma la curva punta verso il basso e non accenna a invertirsi. Le conseguenze si vedono già nell’offerta: il 16 aprile, fra pochi giorni, chiuderà Fortnite Ballistic, la modalità ispirata a Counter-Strike. Festival Battle Stage verrà ritirata. Rocket Racing andrà offline a ottobre. Epic ci aveva provato a diversificare il mondo Fortnite con queste esperienze, e nessuna di loro ha retto.
In questo scenario, la collaborazione con Disney assume un significato diverso da quello che avrebbe avuto anche solo un anno fa. Ci vedo una sorta di extrema ratio, un all-in su un genere in crescita lanciato nel momento peggiore possibile per Epic. ARC Raiders ha dimostrato che nello spazio extraction c’è posto per nuovi campioni, con i suoi 15 milioni di copie vendute e una base attiva che ancora oggi non accenna a svuotarsi. Marathon ci sta provando con alterne fortune, con numeri che sembrano tenere meglio su PC che su console. Il genere funziona, su questo non ci piove. Quello che preoccupa è che Epic stia puntando tutto su questa scommessa partendo da una posizione così fragile.
Dentro al progetto: cosa sappiamo e cosa preoccupa
Le basi dell’accordo erano state gettate nel febbraio 2024, quando Disney annunciò un investimento da 1,5 miliardi di dollari in Epic Games con l’obiettivo dichiarato di costruire un nuovo universo videoludico collegato a Fortnite, capace di intrecciare i mondi di Marvel, Star Wars, Pixar e Avatar. Non la solita collaborazione promozionale da evento stagionale, ma qualcosa di strutturalmente più profondo. Josh D’Amaro, oggi CEO di Disney, viene descritto come il principale artefice della partnership: fu lui a promuovere l’investimento quando guidava la divisione Disney Experiences, ed è entrato nel consiglio di Epic come osservatore. Sweeney stesso, in un’intervista con The Hollywood Reporter, ha detto che D’Amaro e Disney comprendono perfettamente come il futuro delle loro IP, di Disney+ e dei videogiochi si intrecci in un ecosistema digitale unico. Sulla carta, insomma, l’ambizione è colossale.
Poi vai a leggere cosa succede dietro le quinte, e il quadro cambia parecchio. Il report di Bloomberg non si limita a confermare l’esistenza del progetto: i reviewer interni di Epic avrebbero espresso preoccupazioni sul fatto che le meccaniche dello shooter extraction non siano particolarmente originali. Detto senza giri di parole: chi sta costruendo il gioco non è convinto che basti infilare Topolino in un loop di estrazione per rendere l’esperienza memorabile. Tre ex sviluppatori parlano poi di un calendario di sviluppo definito “irrealistico”, e più di un dipendente descrive questo approccio come un vizio ricorrente in Epic, dove i progetti vengono spinti fuori dalla porta prima di essere pronti. Lo stesso Ballistic viene citato come caso emblematico: un’idea potenzialmente vincente, sacrificata dalla fretta. E c’è di più. Il secondo gioco della partnership avrebbe ricevuto recensioni interne mediocri, mentre il budget del terzo progetto sarebbe stato dirottato sui primi due dopo che Disney si sarebbe detta delusa dai tempi di consegna. Tre giochi, e già prima che il pubblico ne veda uno, i problemi si accumulano.
Un dettaglio che resta avvolto nella nebbia: non sappiamo se questo shooter extraction sarà un titolo standalone o un’esperienza accessibile dall’interno di Fortnite. Epic in passato ha trattato alcune esperienze integrate come giochi a sé stanti, e un progetto di questa portata potrebbe seguire la stessa strada. La differenza conta, e non poco. Essere un gioco dentro Fortnite significa partire con un bacino d’utenza sterminato ma anche con il peso di un brand che sta perdendo presa. Essere un titolo indipendente significa dover conquistare ogni singolo giocatore da zero.
Il problema non è la formula. È il tempo.
Ed è qui che arriviamo al punto che secondo me dovrebbe guidare tutta la discussione. Il genere extraction non ha più bisogno di dimostrarsi: ha bisogno di giustificare ogni nuovo ingresso. E il nome Disney sulla scatola, da solo, non basta.
Extraction shooter e live service finiscono quasi sempre per andare a braccetto. Partite ripetute, loot da portare a casa, build da rifinire, tensione costante tra rischio e ricompensa: sono tutti elementi che si sposano perfettamente con stagioni, eventi, patch e monetizzazione cosmetica. Il genere invita il giocatore a tornare per sua natura, e si adatta alla macchina del live service con una facilità quasi imbarazzante. Ogni live service, per funzionare, ha bisogno di una risorsa che non cresce: il tempo dei giocatori.
Quello che voglio dire è sotto l’occhio di tutti, eppure sembra che l’industria faccia finta di non vederlo. Il mercato non cresce perché la gente gioca di più. Cresce perché spende di più, perché i prezzi salgono, perché le dinamiche di piattaforma spostano soldi. I nuovi lanci non allargano la torta: ne ridistribuiscono le fette, e chi arriva dopo deve strappare coinvolgimento a chi c’era prima. In un ecosistema dove ARC Raiders, Marathon, Tarkov e decine di altri contendenti lottano già per le stesse ore della stessa giornata, ogni giocatore che Epic conquisterà con il suo shooter Disney sarà un giocatore sottratto a qualcos’altro. E non è per niente scontato che la bilancia penda dalla parte del nuovo arrivato.
Novembre 2026: la finestra più affollata dell’anno
C’è poi la questione del quando, che da sola basterebbe a far tremare qualunque strategia di lancio. Se la data di novembre dovesse essere confermata, lo shooter Disney di Epic si troverebbe a competere nella stessa finestra di Grand Theft Auto 6. Non serve che ci sia io a spiegarvi cosa significa: buona parte del pubblico avrà già deciso dove investire il proprio tempo e i propri soldi. Per un live service che ha bisogno di costruire una community dal primo giorno, è lo scenario peggiore immaginabile.
Nelle ultime settimane, poi, è emerso un sottotesto che aggiunge un ulteriore livello di lettura a tutta la faccenda. Il giornalista Alex Heath di The Verge ha rivelato nel podcast The Town che alcuni dirigenti senior di Disney vorrebbero acquisire Epic Games. Kevin Mayer, ex Chief Strategy Officer di Disney, ha dichiarato a CNBC che Epic o un altro asset del mondo gaming sarebbe un’aggiunta perfetta al portafoglio della compagnia. Non tutti i dirigenti sono d’accordo, e qualsiasi acquisizione dovrebbe passare dall’approvazione di Sweeney, che detiene il controllo azionario di Epic. Ma il fatto che se ne parli apertamente dice molto su dove Disney vede il proprio futuro. E dice molto anche sulla posta in gioco di questo shooter: non è solo un gioco, è un banco di prova per capire se la partnership ha le gambe per andare ancora più in là.
Cosa resta
Disney ed Epic sono due colossi con risorse enormi, e il potenziale di un universo videoludico che unisce Topolino, gli Avengers, i Jedi e i personaggi Pixar sotto lo stesso tetto ha un richiamo innegabile. Poi però guardi i precedenti e la lista dei live service ambiziosi che sono finiti nel dimenticatoio è lunga: Anthem, Hyenas, Rumbleverse, e le stesse modalità di Fortnite appena cancellate. Nessun budget e nessun marchio bastano se il gioco non riesce a conquistarsi un posto nella routine dei giocatori.
ARC Raiders ha dimostrato che gli extraction shooter funzionano eccome, se fatti bene. Quello che non è dimostrato è che il mercato possa assorbire un altro progetto che chiede tempo, attenzione e impegno costante, quando i giocatori sono già circondati di alternative e le ore della giornata restano sempre ventiquattro. Epic arriva a questo appuntamento con un Fortnite in calo e un’azienda appena ridimensionata. Disney ci arriva con un nuovo CEO che vede nel gaming il futuro dell’intrattenimento. In mezzo c’è un gioco di cui non conosciamo ancora il nome, che secondo chi lo sta testando internamente non brilla per originalità, e che dovrà convincere milioni di giocatori a scommettere il proprio tempo su un’ennesima titolo che richiede un enorme investimento di tempo.
Il punto di estrazione è sempre più affollato.





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