Proprio ieri sera, scorrendo il mio feed, mi sono imbattuto in un approfondimento pubblicato da Tom’s Hardware Italia che riportava al centro dell’attenzione la situazione di GamesAndMovies.it, uno degli store online italiani più discussi degli ultimi anni in ambito videoludico.

Per chi non lo conoscesse, si tratta di un e-commerce specializzato nella vendita di videogiochi, diventato particolarmente popolare grazie a una politica di prezzi estremamente aggressiva. Nel tempo, il sito si era ritagliato una fetta importante di utenza soprattutto sul fronte dei preordini, con titoli proposti al day one a cifre molto spesso sensibilmente inferiori rispetto alla media di mercato. Una strategia che aveva attirato molti acquirenti, ma che col passare dei mesi aveva iniziato a mostrare le prime crepe: ritardi nelle spedizioni, comunicazioni frammentarie, rimborsi sempre più lenti.

Attività sospesa, assistenza irraggiungibile

Secondo quanto emerso nelle ultime ore, il portale, riconducibile alla GM Distribuzioni Srl, avrebbe sospeso le proprie attività operative. Diversi clienti che hanno provato a contattare l’assistenza per ottenere aggiornamenti su ordini mai evasi o rimborsi non ricevuti si sono infatti trovati davanti a una comunicazione automatica piuttosto esplicita: “Gentile cliente, l’attività della società è attualmente sospesa. Non è possibile effettuare nuovi ordini né fornire assistenza commerciale. Le comunicazioni saranno gestite nell’ambito delle procedure previste dalla legge”.

Una formula che, pur senza entrare nei dettagli, lascia intendere scenari complessi, tra possibili liquidazioni o altre procedure concorsuali.

Attualmente il sito risulta ancora online e consultabile, ma non sembrano più finalizzabili nuovi acquisti. È invece ancora accessibile lo storico ordini, un elemento che potrebbe rivelarsi fondamentale per gli utenti coinvolti.

Ed è proprio qui che la vicenda ha iniziato a toccarmi da vicino.

Il mio caso: Silksong, un rimborso fantasma e il silenzio totale

Per quanto mi riguarda, la notizia non è arrivata del tutto inaspettata. Erano mesi che avevo la sensazione che qualcosa non stesse funzionando e come molti altri utenti, avevo anch’io un preordine in sospeso.

Preso dall’entusiasmo del momento, il 21 agosto scorso avevo preordinato Hollow Knight: Silksong sul sito. Un acquisto che, riletto oggi, assume contorni piuttosto particolari: al momento del mio preordine, infatti, non era stata annunciata ufficialmente alcuna edizione fisica del gioco. Un dettaglio che col senno di poi suona come un campanello d’allarme non indifferente, ma che all’epoca avevo interpretato come una semplice prenotazione anticipata.

Con il crescere delle discussioni online attorno allo store, a inizio gennaio avevo deciso di muovermi contattando direttamente l’assistenza per richiedere il rimborso. Dopo diversi tentativi ero riuscito a ottenere una risposta: richiesta approvata. Solo che quel rimborso non è mai stato erogato. Da quel momento in poi, silenzio totale.

GamesAndMovies: la contestazione tramite PayPal

Proprio ieri sera però un salvataggio in extremis: scorrendo l’articolo di Tom’s Hardware e le testimonianze di altri acquirenti coinvolti, mi sono imbattuto in chi parlava di contestazioni aperte tramite il proprio circuito di pagamento. Ed è lì che mi sono ricordato un dettaglio fondamentale: avevo pagato con PayPal. A quel punto ho deciso di bypassare completamente il venditore, ormai irraggiungibile, e aprire la contestazione direttamente dalla piattaforma.

La procedura è relativamente semplice: basta accedere al proprio conto PayPal, raggiungere la sezione Attività, selezionare la transazione in questione, cliccare su “Segnala un problema” e scegliere l’opzione “Oggetto non ricevuto” per avviare la contestazione. Se il venditore non risponde entro i termini previsti, è possibile convertire la contestazione in reclamo e far intervenire direttamente PayPal.

C’è però un fattore cruciale da tenere presente: le tempistiche. PayPal concede 180 giorni dal pagamento per aprire una contestazione, dopodiché si hanno 20 giorni per convertirla in reclamo. Superata questa finestra, la procedura standard non è più attivabile. Chi non ha utilizzato PayPal può comunque tentare altre strade, come il chargeback tramite carta di credito, una segnalazione alla propria banca o il supporto di un’associazione consumatori, tenendo conto che le tempistiche in questi casi tendono a essere più lunghe.

Non aspettate oltre

In situazioni come questa, un aspetto spesso sottovalutato è la conservazione della documentazione. Prendetevi qualche minuto per recuperare conferme d’ordine, ricevute di pagamento, comunicazioni via mail e screenshot dello storico acquisti: tutto ciò che può dimostrare in modo chiaro sia l’avvenuta transazione sia la mancata evasione dell’ordine.

Insomma, il consiglio finale si riduce a qualcosa di molto semplice: non aspettate oltre. Muoversi per tempo, in casi come questo, può fare la differenza tra riuscire a recuperare quanto speso o ritrovarsi fuori tempo massimo, senza più strumenti concreti per rivedere i propri soldi.

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