Survivalist: Invisible Strain – Recensione: quando la sopravvivenza diventa un problema

Se c’è una cosa che Survivalist: Invisible Strain riesce a fare bene, è disorientarti. E non nel senso poetico del termine, tipo “ti toglie il fiato” o “ti immerge in un mondo ostile e affascinante“. No, qui si parla di puro e semplice smarrimento, di quello che ti fa chiedere se sei tu a non capire, o se magari il gioco ha dimenticato di spiegarti qualcosa. Spoiler: è la seconda.

DeveloperBob the Game Development Bot
PublisherGinormocorp Holdings Limited
GenereSurvival, Sandbox
Data di Pubblicazione1 Giugno 2020 (Early Access) – 25 Aprile 2025
PiattaformaSteam – Xbox Series X/S
Lingua ItalianaInserita tramite IA

Troppa carne al fuoco… e pure rancida

Appena inizi, Survivalist: Invisible Strain ti butta nel mezzo di un mondo post-apocalittico infestato da zombie e governato dalla diffidenza. Non c’è un vero tutorial degno di questo nome, non ci sono indicazioni chiare: tutto è demandato all’esperienza diretta. Questo approccio potrebbe sembrare affascinante per chi mastica survival da anni, ma per chi – come me – non è un amante del genere, è un disastro. L’interfaccia è un labirinto di icone, finestre e sottomenu che sembrano usciti da un gestionale degli anni Duemila, e ogni interazione sembra più una punizione che una scoperta.

In termini di meccaniche, il gioco prova davvero a fare tanto. Troppo, forse. Gestione del cibo, del morale, delle relazioni sociali, dei materiali, del crafting, della sicurezza. Il problema è che tutto questo dettaglio non è supportato da un design intuitivo. Ti ritrovi a cliccare compulsivamente nella speranza di capire come convincere qualcuno a unirsi al tuo gruppo, o come evitare che un tuo compagno si deprima e decida di andarsene nel bel mezzo di una tempesta.

Quello che dovrebbe essere un mondo ostile e immersivo diventa invece una serie di ostacoli artificiali. Non perché sia difficile – quella è una scelta –, ma perché è confuso, incoerente e incapace di comunicare efficacemente col giocatore. A lungo andare, l’effetto è quello di un fastidioso rumore di fondo che soffoca ogni possibile senso di scoperta o gratificazione.

La libertà di sbroccare

A questo si aggiungono exploit degni di un survival in early access, ma qui siamo di fronte a un prodotto completo: in una sessione sono riuscito a minacciare un mercante per farmi dare i suoi soldi, comprare tutto il suo inventario con quei soldi, e poi derubarlo nuovamente come se nulla fosse. La cosa più divertente? L’ho fatto con tutti i membri della sua comunità e nessuno ha osato fiatare o provato a difendere i suoi compagni.. Altro che bilanciamento: questa è anarchia mascherata da libertà.

Più volte, inoltre, membri della mia comunità sono diventati ostili senza apparente motivo, e in un caso uno di loro si è portato via un oggetto fondamentale per una missione, bloccandomi il progresso e costringendomi a un soft-lock. Senza contare le fazioni che, da neutrali, diventano improvvisamente nemiche senza alcuna interazione significativa da parte mia. Tutto questo non genera tensione: genera frustrazione.

Il gioco dà l’illusione di un mondo dinamico, ma spesso sembra solo rotto. Un sistema così instabile, dove ogni azione può scatenare reazioni imprevedibili e incoerenti, finisce per premiare più l’abuso che la strategia. E questo, in un survival game, è un problema non da poco.

Grafica (non) funzionale e interfaccia da super flop

Dal punto di vista grafico, Survivalist: Invisible Strain è funzionale, ma mai ispirato. Le ambientazioni sono piatte, i modelli dei personaggi rigidi, e anche quando esplori nuove zone non c’è mai quel guizzo estetico che ti fa dire “wow“. Tutto sembra fatto più per dovere che per visione, e questo si riflette anche nel feeling generale del gioco: un survival che vuole essere realistico, ma che si dimentica di essere interessante.

L’interfaccia utente, poi, è un altro problema: chiaramente ispirata all’estetica dei comics americani, sembra uscita da un brutto gioco sui supereroi. Colori saturi, font fuori luogo e pulsanti mal distribuiti non solo stonano visivamente, ma complicano anche la navigazione e la comprensione delle azioni possibili.

Il combat system è una delle poche idee sulla carta interessanti: puoi scegliere dove colpire i nemici, puntando a braccia, gambe o testa per ottenere effetti diversi. Peccato che nella pratica tutto risulti estremamente meccanico e ripetitivo, con animazioni legnose e una risposta ai comandi che lascia a desiderare. Peggio ancora il combattimento a distanza: il sistema di mira è frustrante, impreciso, e penalizza qualunque tentativo di approccio strategico. Sparare è più una questione di fortuna che di abilità, e quando fallisci un colpo, raramente ti senti responsabile: è il sistema stesso a tradirti.

Here comes a new challenge… Google Translate!

Un altro elemento che ha contribuito ad aumentare il senso di smarrimento è la localizzazione italiana. Il gioco è stato chiaramente tradotto con un’intelligenza artificiale, ma il risultato è una lingua italiana meccanica, poco naturale, spesso comica e altrettanto spesso incomprensibile.

Questa traduzione approssimativa non colpisce solo i menù – già complicati di loro – ma affossa del tutto i dialoghi con gli NPC. Frasi scollegate, errori grammaticali, termini usati fuori contesto: tutto contribuisce a rendere difficile seguire le conversazioni e capire cosa vogliano o si aspettino gli altri personaggi.

In qualche raro caso, mi è anche scappata una risata per l’assurdità di certe linee di dialogo, ma più frequentemente la sensazione era quella di una frustrazione crescente. Quando la sopravvivenza passa anche attraverso la comunicazione, non poter capire bene cosa ti stia succedendo intorno è un difetto non da poco.

Sandbox: un’oasi nel deserto (forse)

Non ho avuto modo di provare a fondo la modalità sandbox, ma dalle informazioni raccolte e da qualche commento sulla comunità di Steam sembra che qui Survivalist: Invisible Strain possa avere un’anima un po’ più giocabile e rilassata. Niente missioni obbligate, niente pressione costante di dover sopravvivere a ogni costo, ma uno spazio aperto dove costruire, esplorare e, si spera, divertirsi un po’ di più.

In multiplayer poi, il tutto pare trasformarsi in una sorta di esperimento sociale caotico ma potenzialmente appagante: collaborare con altri sopravvissuti, magari sfruttare qualche exploit meno traumatico insieme, o semplicemente godersi il mondo senza dover necessariamente scontrarsi con una IA che si ribella senza motivo.

Insomma, se il survival hardcore e punitivo non fa per voi, questa modalità potrebbe rappresentare un compromesso interessante. O quantomeno una chance di trovare un po’ di divertimento, a patto di giocare con degli amici, in un gioco che altrimenti rischia di sembrare un labirinto senza uscita.

Sopravvivere? Si, ma alla voglia di chiudere il gioco

Survivalist: Invisible Strain è un titolo ambizioso, ma afflitto da un’eccessiva complessità mal gestita. Non è solo una questione di difficoltà, ma di accessibilità e chiarezza: il gioco sembra pensato per un pubblico molto specifico, disposto a superare ostacoli artificiali più che reali. Chi cerca una sfida coerente e una curva di apprendimento umana rischia di trovarsi davanti a un muro.

C’è del potenziale, questo è chiaro. Alcune idee sulla gestione del gruppo, sulla dinamica sociale e sull’autonomia dei personaggi non sono banali. Ma come spesso accade, il problema non è cosa vuoi dire, è come lo dici. E Invisible Strain, purtroppo, lo dice male. Confuso, impacciato, a volte perfino ostile.

Un survival che ti fa venire voglia di smettere di sopravvivere, più per frustrazione che per le difficoltà probabilmente pensate dallo sviluppatore.

Se siete arrivati fin qui, complimenti: siete appena sopravvissuti a Survivalist: Invisible Strain senza nemmeno doverlo installare. Se invece volete esplorare altri titoli, più bilanciati e meno inclini all’autodistruzione, vi consiglio di fare un giro su Enter Loading, magari c’è qualcosa di meglio da giocare. O qualcosa che faccia venire la voglia di sopravvivere.

💡Il verdetto di Enter, Loading:

Non Consigliato!👎❌
✨ Pro ⚠️ Contro
⚙️Meccaniche profonde e ambiziose, anche troppo 😵‍💫 Interfaccia e menù da mal di testa
🎯 Combat interessante sulla carta, meno nel pratico 🤖 Traduzione italiana con IA
🧪 Sandbox multiplayer potenzialmente divertente 🐞 Bug, exploit e comportamenti inspiegabili

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