Cubic Odyssey – la nostra anteprima tra mondi cubettosi e avventure spaziali
Quando ho lanciato Cubic Odyssey per la prima volta, due riferimenti mi sono immediatamente balzati agli occhi. Il primo, inevitabile, è Minecraft. Da appassionato della prima ora del capolavoro di Markus Persson, quello che mi aveva conquistato sin dall’inizio era quel senso di meraviglia pura: non sapere cosa aspettarsi dietro la prossima collina, improvvisare soluzioni, imparare per tentativi ed errori. E naturalmente quell’estetica “cubettosa” che oggi chiamiamo voxel art, ma che allora erano semplicemente “i cubi di Minecraft” – un linguaggio visivo che ha poi ispirato decine di titoli.
Il secondo riferimento è No Man’s Sky, un gioco che ho amato profondamente nonostante le sue iniziali lacune. Quel senso di vastità cosmica, l’esplorazione di pianeti procedurali, i misteri di antiche civiltà e la promessa di un universo infinito da scoprire. Centinaia di ore spese prima in solitudine, poi finalmente in compagnia quando è arrivato il multiplayer.
Cubic Odyssey promette di fondere questi due mondi in un’unica esperienza, e dopo circa quattro ore di gioco posso iniziare a raccontarvi se questa alchimia funzioni o meno.

Un mondo di cubi che stupisce
L’impatto visivo è immediato e sorprendente. Sì, siamo chiaramente nel territorio della voxel art, ma gli sviluppatori sono riusciti a creare qualcosa di distintivo. Il primo pianeta alieno che esploriamo presenta biomi ben caratterizzati e un cielo stellato che lascia genuinamente a bocca aperta, sia nelle ore diurne che in quelle notturne.
I colori sono accesi e vibranti, la flora aliena invita alla scoperta e all’analisi, mentre asteroidi cadono periodicamente dal cielo creando voragini e caverne da esplorare. Ogni elemento sembra studiato per restituire quel senso di meraviglia che mi aspetto dai migliori sandbox di esplorazione. Non è una semplice imitazione di Minecraft: gli sviluppatori hanno trovato un equilibrio convincente tra ispirazione e identità originale.
La premessa narrativa è classica, forse banale ma comunque efficace. Un incidente ci ha fatto precipitare su questo mondo alieno, mentre una minaccia cosmica chiamata Red Darkness corrompe interi pianeti. Nulla di rivoluzionario, ma sufficiente per fornire una direzione all’esplorazione: recuperare manufatti alieni, scoprire antiche tecnologie e, perché no, salvare la galassia.

Meccaniche consolidate con qualche novità
Una volta a terra con la navicella danneggiata, il gioco ci presenta una scelta interessante: quattro classi con specializzazioni specifiche. Il Pilota eccelle nei combattimenti spaziali, il Crafter costruisce e ripara con maggiore efficienza, il Minatore ottimizza la raccolta di risorse, mentre il Cavaliere può purificare i cubi corrotti dalla Red Darkness. È un tocco di personalizzazione che promette bene, soprattutto pensando alle potenziali sinergie nella modalità cooperativa online.
Le prime ore seguono il percorso classico del survival sandbox: raccolta risorse, creazione dei primi strumenti, sblocco di nuove tecnologie. La progressione è ben calibrata, con una guida discreta ma efficace che accompagna senza risultare invadente.
Il vero gioiello meccanico, almeno sulle prime è QB-1, un robottino fluttuante che diventa rapidamente indispensabile. Oltre a fornire suggerimenti e assistenza, QB-1 è dotato di uno scanner che emette impulsi a 360 gradi, evidenziando tutto ciò che è utile nell’ambiente circostante: minerali, materiali, artefatti, creature e pericoli. Una funzione che si rivela preziosa quando si cerca quella risorsa specifica per il prossimo upgrade.

Qualche ombra nell’esperienza
Non tutto è perfetto, però, in questo universo cubico. La localizzazione italiana, pur presente, mostra alcune sviste significative. Durante la creazione di lingotti d’argento, per esempio, il gioco (sbagliando) indicava di raffinare l’alluminio…invece che appunto l’argento. Errori di questo tipo, per quanto banali, spezzano l’immersione in un titolo dove la chiarezza delle informazioni è fondamentale per il crafting.
I combattimenti rappresentano attualmente il punto più debole dell’esperienza. L’intelligenza artificiale dei nemici è basilare e le armi disponibili sembrano poco incisive. Gli scontri risultano ripetitivi e privi di quel mordente che renderebbe l’azione più coinvolgente. Spero che l’equipaggiamento avanzato possa migliorare significativamente questo aspetto.
Una scelta interessante riguarda l’abbandono dei classici parametri di fame e sete in favore di un sistema energetico. Ogni strumento consuma energia e richiede batterie per funzionare. L’idea è coerente con l’ambientazione fantascientifica e funziona bene nelle prime ore, ma nutro qualche dubbio sulla sua sostenibilità a lungo termine. Non è che poi mi romperò presto le scatole (cubiche) a tornare alla base per creare nuove batterie? il rischio di spezzare il ritmo dell’esplorazione c’è.

Uno sguardo al futuro
Quattro ore sono insufficienti per giudicare compiutamente un titolo di questa portata. La mia navicella giace ancora immobile al suolo e l’universo di Cubic Odyssey ha certamente molto altro da offrire. Tuttavia, queste prime impressioni hanno riacceso in me quella voglia di esplorare, costruire e scoprire che caratterizza i migliori sandbox spaziali.
Le fondamenta ci sono tutte: un’estetica distintiva, meccaniche consolidate con alcuni tocchi originali e la promessa di un universo vasto da esplorare. I difetti attuali – localizzazione imprecisa, combattimenti poco convincenti e potenziali problemi di bilanciamento del sistema energetico – sono tutti risolvibili con aggiornamenti mirati.
Se siete appassionati di Minecraft e No Man’s Sky, Cubic Odyssey merita sicuramente la vostra attenzione. La fusione tra voxel art e esplorazione spaziale funziona, anche se richiederà ancora del tempo per esprimere tutto il suo potenziale.
Resta da vedere quanto sarà profonda la varietà delle missioni, come evolveranno le diverse classi e soprattutto se riuscirò mai a far decollare quella dannata navetta. Domande a cui spero di trovare risposta nelle prossime sessioni di gioco, che continuerò a trasmettere in diretta sul nostro account Twitch e TikTok.
L’odissea cubica è appena iniziata, ma voi continuate a seguirci qui su Enter, Loading!





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