L’Eternauta Recensione – Poteva essere un capolavoro, ma…
Sono tornata con una nuova recensione! Dopo Biancaneve e Minecraft, ho una serie TV di cui voglio parlarvi: L’Eternauta. L’Eternauta ha catturato la mia attenzione soprattutto grazie alla sua immagine di copertina: un uomo con una sorta di maschera a gas nel bel mezzo di una tormenta. Sono stata convinta dal fatto che fosse una storia di sopravvivenza: quello che m’intriga di questo genere sono le implicazioni morali. Sei disposto ad aiutare uno sconosciuto dividendo le tue risorse, anche se ne hai poche? Ero pronta ad affrontare una storia che, sulla carta, sembrava crudele.
L’Eternauta è disponibile su Netflix dal 30 aprile; alla base del progetto c’è Bruno Stagnaro, ed è prodotta da Netflix e K&S Film. È basato sull’omonimo fumetto di Hector German Oesterheld, che ho scoperto, solo dopo aver terminato la visione di questa prima stagione, essere un testo fondamentale per la cultura argentina. Se volete scoprire cosa ne penso di questo adattamento, beh, vi consiglio di continuare a leggere.
Vi avviso solo di un ultimo trigger warning: se siete (come me) una di quelle persone che possono vedere stragi di esseri umani senza esserne toccati, ma non sopportate quando succede qualcosa agli animali, procedete con cautela nella visione.

L’opera originale
El Eternauta è il fumetto di Hector German Oesterheld e Francesco Solano Lopez da cui trae origine la serie. E’ stato pubblicato per la prima volta nel 1957 in Argentina, e racconta la storia di un gruppo di amici di vecchia data che devono sopravvivere a una stranissima nevicata in pieno agosto, una nevicata che uccide al contatto e che si rivela essere solo la prima fase di un attacco alieno.
Attualmente, il fumetto è uno dei testi di riferimento della resistenza argentina perché, dopo la dittatura di Jorge Videla e la sparizione dell’autore nel 1978 come desaparecido, l’opera è stata riletta sotto una nuova luce. L’invasione aliena è stata letta come un’allegoria, anche grazie alla capacità di controllare le menti umane, delle violenze del regime di Jorge Videla e la resistenza dei protagonisti come una lotta patriottica.
La trama di L’Eternauta
Juan Salvo, Alfredo Favalli (Tano), Lucas e Polsky sono quattro amici di vecchia data che decidono di incontrarsi una sera per giocare a carte. È agosto, ma la loro partita viene interrotta da un’improvvisa e stranissima nevicata. Scoprono in pochi secondi che quella strana neve fuori periodo uccide le persone e gli animali con cui entra in contatto. Sono bloccati dentro casa, senza corrente e con tutti i loro dispositivi elettronici fuori uso.
I protagonisti si costruiscono delle maschere e degli abiti impermeabili per poter sopravvivere al contatto con la neve ed escono, cercando soccorso e un luogo sicuro in cui potersi stabilire. Tano non ci metterà molto a scoprire che quella è una situazione permanente, e che è molto di più di una semplice nevicata fuori stagione. Grazie alla determinazione di Juan Salvo e alla genialità di Tano, i protagonisti scopriranno presto la verità: quella strana nevicata è solo la prima fase di un’invasione aliena. In un mondo disastrato, decimato in pochi secondi e con le forze armate ridotte all’osso, come potrà l’umanità sopravvivere a questa minaccia?

L’ambientazione moderna
Il creatore della serie, Bruno Stagnaro, ha deciso di ambientare la serie nell’epoca moderna (attualizzandola rispetto al materiale originale). Così facendo, Stagnaro ha deciso di ignorare quello che è considerato il significato patriottico della storia per l’Argentina per quell’epoca, rendendolo universale. Per quello che viene mostrato nella prima stagione è tutto un’introduzione, e la resistenza deve ancora cominciare, quindi non posso commentare com’è stato sviluppato questo cambiamento.
Si perdono i riferimenti alla storia argentina, quindi, per rendere la storia più universale e, forse, più adatta ai gusti dello spettatore. Mi sarebbe piaciuto, però, vedere questa storia ambientata nell’Argentina degli anni 50, sfruttando al cento per cento il potenziale del fumetto. Ma questa è roba di poco, conto perché i problemi della serie sono altri: il ritmo della storia, Omar, e una narrazione molto prevedibile.
Fotografia e ambientazione molto interessanti
L’Eternauta è una storia di sopravvivenza sia alle intemperie sia all’invasione aliena. La serie è particolarmente riuscita nella fotografia e nelle ambientazioni: l’immagine di un uomo, coperto da capo a piedi come i pompieri quando devono spegnere un incendio, che cammina da solo in un tormenta di neve, circondato da cadaveri, è particolarmente evocativa. È, come dicevo, l’immagine che mi ha convinto a vedere la serie.
I personaggi di Juan Salvo, veterano di guerra, e di Tano sono molto convincenti: il primo è un uomo d’azione, pronto ad imbracciare il fucile, il secondo ha una profonda conoscenza della tecnologia, ma è un po’ paranoico perché è in attesa della catastrofe. Le prime puntate sono quelle più intense: i protagonisti cercano prima un modo per poter uscire e poi delle provviste per poter sopravvivere. Nella prima metà della serie si respira un clima teso, quasi disperato, si rimane chiusi in un casa per ore senza poter uscire mentre la testa va a duemila. Senza contare l’impatto psicologico di vedere la strada piena di corpi, passanti sorpresi dalla nevicata, di cui alcuni sono probabilmente i tuoi vicini o persone che conosci.

I problemi de L’Eternauta
L’Eternauta ha un problema di ritmo di narrazione. Come dicevo, le prime tre puntate convincono, e anche molto: dalla quarta in poi, il ritmo diventa più serrato e la storia più confusa. Perché? Perché Juan Salvo e Tano, in particolare, scoprono la verità e, a quel punto, si intersecano più linee narrative: quella di sopravvivenza e la resistenza contro gli alieni. Alcuni colpi di scena, poi, sono così prevedibili che si perde tempo a costruire un mistero non necessario perché è palese. Tempo che si potrebbe usare per dare informazioni sugli alieni o approfondire altri personaggi, che per ora rimangono senza background.
L’ultimo problema della serie è Omar: un personaggio inedito rispetto all’opera originale, definito come “l’occhio dello spettatore”. Evitabile. Omar passa il suo tempo in scena come oggetto di gag imbarazzanti e a comportarsi in modo insensato rispetto agli altri personaggi. Omar ha il “pregio” di trascinare lo spettatore fuori dall’ambientazione per il suo comportamento incoerente. Ho notato due scene in cui sono presenti incongruenze di narrazione, come quella in cui dei soldati addestrati vengano sopraffatti dagli alieni ma non un gruppo di civili (con a capo Juan Salvo), o quella in cui muore un personaggio (non faccio spoiler) e i sopravvissuti si disperano, ma alla morte di un altro a inizio serie i sopravvissuti hanno reagito quasi con indifferenza.
La mia conclusione su L’Eternauta
L’Eternauta poteva essere una serie con una certa profondità, visto anche il materiale originale. Le storie in cui si deve sopravvivere, anche al costo di lasciare i propri compagni, di uccidere altri esseri umani perché ci sono poche risorse, fanno riflettere, e coinvolgono con una certa facilità. Qui abbiamo una serie, secondo me, appena sufficiente: la trama che segue la sopravvivenza dei personaggi risulta coinvolgente (soprattutto grazie a Tano e Juan Salvo e alla loro dinamica), ma quella aliena, per ora, sembra scritta da dei bambini, e gli alieni sono solo creature da combattere quando s’imbattono nei protagonisti.
È un peccato anche per la profondità del fumetto, che non sembra venire presa in considerazione. La prima stagione termina con un cliffhanger (prevedibilissimo da almeno due puntate), ma vedremo come tutto verrà sviluppato nella seconda stagione (che è stata già confermata). Voi avete già visto l’Eternauta? Cosa ne pensate? Fatecelo sapere in un commento qui, su Enter Loading, e non dimenticate di seguirci sui nostri social!





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