Retrogaming: un viaggio nella storia dei videogiochi
In un’era moderna dove tutto è incentrato sul digitale, è davvero necessario parlare di retrogaming? Potrebbe anche essere considerato un discorso trito e ritrito, che insomma, chissà quante volte è stato affrontato e in quante occasioni.
Se pensiamo al fatto che oggi non si gioca più ai videogiochi ma i videogiochi si vivono (grazie alla “quasi” perfezione del metaverso, che rasenta la realtà), quando forse basterebbe guardarci un po’ alle spalle per avere la sensazione di aver fatto un viaggio fantascientifico nel tempo, proprio come in Ritorno al Futuro. Ed eccoci qua, guardate dove siamo arrivati, e chissà dove arriveremo tra qualche tempo! E pensare che è nato tutto quasi per scherzo, da un esperimento che voleva emulare un pseudo gioco di ping pong.
Perciò, trovo che sia importante riscoprire da dove siamo partiti, ovvero quel brodo primordiale composto da un pugno di bit da cui è iniziata l’evoluzione verso l’era digitale.
I cosiddetti giochi “di una volta”
Dire “i giochi di una volta” o “i vecchi videogiochi”è gergo dei millennials per identificare una categoria di videogiochi (che gli screenagers chiamerebbero scherzosamente “cos’è sta roba?”), ma non è solo quello. Dietro a tali terminologie, infatti, si nasconde un lato nostalgico, fatto di ricordi dei bei tempi andati. Non certo perché “ah una volta si stava meglio ed era tutto più bello”, ognuno è pur sempre legato al suo tempo, ma per come si vivevano quei momenti di svago e tutto quello che c’era attorno.
Ricordo ancora le estati al mare, al bar della spiaggia a giocare a Street Fighter e Puzzle Bobble. A pensarci, sembra di sentire nuovamente l’odore tipico di quel posto, del legno intriso di salsedine e dello zampirone sempre acceso per tenere alla larga gli insetti, mentre in lontananza si sentiva lo schiamazzo dei ragazzi, che giocavano in riva al mare con le Super Santos o che ascoltavano gli 883 con i walkman dalle tipiche e improponibili cuffie arancioni. Per non parlare poi dei pomeriggi dopo la scuola, dove ci si riuniva alla sala giochi: con duecento lire si poteva assistere, oltre a una partita, un vero spettacolo dal vivo pari a una moderna live su Twitch. E poi, le partite in co-op, dove si radunava sempre attorno al cabinato qualcuno spinto dalla curiosità e dal progredire del gioco. Vi assicuro, poi, che non mancava mai una colorita “chat vocale” con annessa sezione commenti, sempre ricca di consigli vaghi e non richiesti.

Game Over
Una particolarità che ha caratterizzato i videogiochi fino alla prima metà degli anni 90 è stata la totale impossibilità di salvare i propri progressi. O, per meglio dire, in alcuni casi esistevano dei metodi per salvare l’avanzamento nei giochi, come ad esempio dei codici di salvataggio che permettevano di sbloccare i vari livelli.
Alcune console possedevano dei sistemi di memoria interna che, anche se meno sofisticata di come la intendiamo oggi, permetteva di memorizzare i progressi fatti nei vari RPG (come i primi Final Fantasy, Zelda e Pokemon), per gli arcade da sala giochi e la maggior parte di titoli per console esistenti, invece, si poteva fare affidamento esclusivamente all’abilità del videogiocatore.
Altra tattica parecchio usata, alla quale spesso mi rifacevo pure io (soprattutto nell’affrontare i boss di fine livello), consisteva nel premere a caso tutti i tasti dell’arcade stick o del joystick nella speranza di riuscire a trovare, con un po’ di fortuna, qualche combo segreta per sconfiggere il nemico e andare avanti.
Le console degli anni 90
Gli anni 90, in particolare, hanno rappresentato un periodo significativo per il mondo videoludico. Un decennio caratterizzato da una continua evoluzione, soprattutto alla ricerca di una grafica sempre più rivoluzionaria.

Senz’altro qualcuno ricorderà il 1990, quando, in televisione, l’ex calciatore Walter Zenga sponsorizzava la console Sega Master System II, che con tutta la potenza dei suoi 8 BIT la faceva da padrone sul mercato, almeno fino ad essere surclassata dalla rivale Super Nintendo (SNES). Tre anni dopo, invece, ci fu il ritorno della Sega con la versione a 16 BIT del Sega Mega Drive 2, decisamente più accattivante e con un netto miglioramento dei dettagli grafici.
Fino ad arrivare al 1995, con l’uscita dell’iconica PlayStation 1 e con essa l’ingresso del mondo 3D nelle case da parte di una console. Senza voler denigrare i giochi su Floppy Disc e CD-Rom, riservati però soltanto a chi aveva la fortuna di possedere un costossissimo e prezioso computer.
Differenze grafiche e giochi co-op
Al contrario di oggi, che troviamo gli stessi titoli su tutte le piattaforme, una volta non era sicuramente così. Ora abbiamo la possibilità di giocare assieme ai nostri amici dalla nostra console preferita, qualunque essa sia, grazie al sistema di crossplay. Fanno eccezione davvero pochi giochi, come ad esempio il free to play World of Warship (che sta comunque per essere aggiornato alla compatibilità multipla).
Al contrario, fino ai primissimi anni 2000 si sceglieva la console principalmente in base al gioco desiderato e si avevano versioni totalmente diverse dello stesso. Differenze non solo riguardanti il design grafico ma anche strutturale del gioco: un famoso esempio è senz’altro “Mickey Mouse Castle of Illusion“, del quale ricordo perfettamente la sua popolarità e di come tutti a scuola parlavano di questa storia Disney. Un mix perfetto tra avventura, romanticismo e paura, ma quello che affascinava i giocatori era la grande interattività con l’ambiente circostante. Il gioco (nato per Sega Master System II e successivamente riprogettato per Mega Drive) ha avuto un restyling tra le varie versioni mantenendo sostanzialmente la stessa trama, ma con l’aggiunta di livelli, Boss e difficoltà. Poi, la sua popolarità ha spinto gli sviluppatori a riproporlo negli ultimi anni per PC e Android (con grande gioia da parte dei vecchi appassionati) e permettendo anche ai giocatori più giovani di scoprire questa piccola intramontabile gemma.

In conclusione, ecco perché dare importanza al retrogaming oggi: oltre a voler raccontare un viaggio nel tempo, fatto di bei ricordi che ancora oggi fanno emozionare i più nostalgici, a essere d’interesse è la scoperta dell’evoluzione videoludica avvenuta negli anni, che porta alla continua ricerca verso la perfezione virtuale.
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