Difficile da credere, ma è già passato un anno da quando Moon Studios – lo sviluppatore dei due incantevoli metroidvania Ori and The Blind Forest e del suo seguito The Will of The Wisps – ha presentato in accesso anticipato la loro nuova opera, No Rest For The Wicked.

Qualche giorno fa è stata anche diffusa la notizia che lo studio è tornato a essere una software house completamente indipendente, acquisendo anche l’IP che, fino a quel momento, era rimasta nelle mani di Take-Two.

Quindi, considerando questa congiunzione astrale di eventi – e non ho nemmeno menzionato l’apertura di EL – mi è sembrata l’occasione perfetta per tornare a parlare di quel primo Ori, quello che aveva portato alla ribalta Moon Studios e che si era affermato come una delle grandi esclusive Microsoft del suo tempo.

Ori and the Blind Forest: La Prova del Tempo

Che si fotta dunque, l’idea di vomitarvi addosso una recensione fuori tempo massimo, dopotutto si tratta di un gioco che vanta quasi un decennio di storia, il web è ricolmo di contenuti di questo tipo. Al massimo, posso farvi notare che le recensioni dell’epoca non riescono a trasmettervi quanto Ori and the Blind Forest abbia saputo reggere la prova del tempo, dimostrandosi ancora oggi un titolo attuale, capace di incantare per le sue atmosfere e di regalare momenti di intrattenimento eccezionali grazie al suo gameplay raffinato.

Si dice che le idee più fighe arrivino sotto la doccia: nel mio caso è stata più una chiamata discord con la redazione, ma ciò non toglie che è in quel momento che mi è venuta l’illuminazione per il mio primo articolo su questo portale. Ho rigiocato l’intero primo capitolo della saga, cercando di descrivere ogni sequenza significativa del gioco.
Ovviamente, se non avete mai giocato il titolo originale, beh… che ve lo dico a fare: correte subito a rimediare! Magari, poi, tornerete qui per riscoprire, come in una favola moderna, le avventure del piccolo Ori.

Benvenuti alla prima puntata di Spoiler, la rubrica dedicata a riscoprire le trame dei videogiochi – e sì, vi rovino pure il gusto della scoperta del finale. Siete stati avvisati.

L’Albero dello Spirito

La caduta di una stella

C’era una volta una foresta incantata, un luogo dove ogni foglia sussurrava storie antiche e ogni raggio di luce sembrava rivelare un segreto. Al centro della zona sorgeva Nibel, l’Albero dello Spirito, un vero gigante che si ergeva maestoso contro il cielo stellato. La sua luce, argentea e accecante, non avvolgeva semplicemente la foresta, ma era fonte di vita, un’energia vitale che scorreva nelle vene di tutta la natura circostante: faceva sbocciare i fiori e alimentava i ruscelli. Dai suoi rami nascevano gli spiriti guardiani, piccole creature luminescenti che proteggevano l’equilibrio dell’intera foresta.

In una notte particolarmente tormentata il vento ululava tra gli alberi, e le nubi, così nere da oscurare perfino il chiarore lunare, coprirono il cielo. Fu in quella notte che accadde qualcosa di inusuale: una folata di vento strappò una piccola luce tremolante dall’Albero.
Si trattava di Ori, uno spirito appena nato e, come tutti i figli di quella terra, indifeso e spaventato. Come una stella cadente, Ori precipitò lontano, attraversando il cielo notturno fino a giungere ai confini della foresta.

Lì, tra l’erba umida e le foglie cadute, lo trovò Naru, una creatura dal cuore immenso, tanto quanto lo era il suo massiccio corpo, con occhi dolci e languidi. Naru non esitò un attimo: raccolse quella piccola luce e la strinse al petto; da quel momento Ori sarebbe diventato suo figlio.

Col passare degli anni, Ori crebbe sotto lo sguardo amorevole di Naru; la caverna divenne la sua casa, e il piccolo spirito trascorse il tempo costruendo ponticelli sopra i ruscelli e rincorrendo le lucciole nelle sere d’estate.
Ma, come accade per le cose più belle, neppure la vita serena di Ori e Naru poteva durare in eterno.

Kuro è assetata di vendetta

Le grandi ali nere di Kuro

Un’altra notte, altrettanto tormentata, la luce dell’Albero dello Spirito cominciò a vacillare, come una candela esposta a un soffio di vento. La foresta si stava spegnendo: le foglie ingiallivano e cadevano, i frutti marcirono sui rami e i ruscelli si prosciugavano.
Naru, determinata a proteggere il suo piccolo a qualsiasi costo, fece davvero di tutto, e persino l’ultimo boccone era destinato a sfamare Ori.
Un giorno, esausta e indebolita, Naru si accasciò. Ori la strinse disperatamente, sentendo il calore abbandonare lentamente il corpo che per lui aveva significato tutto.
Gli occhi di Naru si chiusero, e con essi si spense l’ultima luce rimasta nel mondo di Ori.

Il buio. Ori, solo e disperato nella foresta ormai spenta, era un puntino luminoso in un mare di tenebra. I suoi passi si facevano sempre più lenti e il suo bagliore sempre più fievole, finché anche lui, sfinito dal dolore e dalla fame, si accasciò su un tappeto di foglie secche, chiudendo gli occhi.

Fu in quel momento che una luce blu, pulsante come un cuore, gli si avvicinò. Era Sein, l’essenza stessa dell’Albero dello Spirito, la sua voce e i suoi occhi. Con un tocco gentile, Sein risvegliò Ori, infondendogli nuova energia.
Alzati, piccolo spirito“, sussurrò Sein. “Il tuo destino è più grande della disperazione. È tempo di riportare la luce a Nibel.”

Nel cuore della foresta

Ma quale oscura forza aveva spento la luce della foresta? Quale mano aveva strappato l’equilibrio da Nibel?
La risposta risiedeva nell’ombra di grandi ali nere: Kuro, un’enorme civetta dal piumaggio scuro come una notte senza stelle.
La sua storia era intrisa di dolore tanto quanto quella di Ori. Anni prima, nel disperato tentativo di ritrovare Ori, l’Albero dello Spirito aveva emanato un potente fascio di luce che aveva attraversato la foresta come un faro nella tempesta. Quella stessa luce, però, aveva raggiunto il nido di Kuro, bruciando le sue uova e uccidendo i suoi piccoli ancora in attesa di nascere.

Il dolore di una madre, accecata dalla rabbia e dal lutto, spinse Kuro a giurare vendetta. In un attacco fulmineo, strappò Sein dall’Albero, prosciugandolo della sua essenza vitale. Senza Sein, la luce si affievolì, e con essa anche la vita di Nibel.
Ed eccolo, il destino di Ori: riattivare i tre elementi fondamentali che mantenevano in vita la foresta. Solo ripristinando questo delicato equilibrio, Ori avrebbe potuto salvare ciò che restava della sua casa.

Ori and the Blind Forest
Ori e l’amorevole Naru

Le prove di Ori

Armato solo di coraggio e della luce di Sein, Ori si incamminò nella foresta, ormai irriconoscibile. Creature un tempo pacifiche, ora corrotte dall’oscurità, lo attaccavano senza tregua. Il terreno stesso sembrava ostile, con spine velenose e abissi insondabili che si aprivano sotto i suoi piedi.
Finalmente, dopo un lungo vagare, Ori giunse all’Albero Ginso, un tempo maestoso guardiano delle acque pure di Nibel, ora ridotto a un guscio marcescente. Infiltrandosi tra le sue radici nodose, si trovò ad affrontare trappole mortali e nemici insidiosi. Infine, giunse al cuore dell’albero!
L’Elemento dell’Acqua fu riattivato e una potente ondata si sollevò, minacciando di travolgere il piccolo Ori. In una corsa disperata verso l’alto, saltando da una piattaforma all’altra mentre l’acqua saliva inesorabile, Ori riuscì a sfuggire per un soffio a quella che sarebbe stata una morte certa.

Con le acque nuovamente pure, la tappa successiva furono le Rovine di Forlorn, un tempo dimora dei Gumo, creature ingegnose che avevano costruito meraviglie tecnologiche. Ora ne rimaneva solo uno: Gumo, l’ultimo della sua specie.
Inizialmente diffidente e ostile, Gumo osservava Ori da lontano, nascosto nell’ombra. Ma, vedendo la determinazione del piccolo spirito, qualcosa si mosse nel suo cuore.
Tra i corridoi gelidi delle rovine, Ori affrontò tempeste di neve e antichi meccanismi, fino a raggiungere e riattivare l’Elemento del Vento. Fu in quel momento che Gumo comprese che la luce non era nemica, ma salvezza, e decise di aiutare Ori, ripagando il debito verso una foresta che, nonostante tutto, era ancora la sua casa.

Restava solo un’ultima sfida: il Monte Horu, un vulcano in piena attività. Qui il calore non era più fonte di vita, ma di distruzione. Fiumi di lava incandescente, rocce in caduta libera, vapori tossici. E, nell’ombra, gli occhi gialli di Kuro lo seguivano, in attesa del momento giusto per colpire.

Ori and The Blind Forest
c’è ancora luce nella foresta…

il potere del perdono

Con un ultimo sforzo sovrumano, Ori raggiunse il cuore del Monte Horu, pronto a riattivare l’ultimo elemento. Era a un passo dal compiere il suo destino quando l’ombra di Kuro si stagliò minacciosa sopra di lui. Le sue possenti ali generarono un vento che quasi lo spazzò via, facendogli sembrare la fine imminente.

Ma in quel preciso istante, lontano da lì, stava accadendo qualcosa di straordinario. Gumo, mosso da una nuova speranza, aveva trovato il corpo senza vita di Naru e, utilizzando il potere della luce che ora rigenerava la foresta, le aveva ridato vita.
Naru si risvegliò pronunciando un nome: “Ori”. Senza esitare, si precipitò verso il Monte Horu, sentendo nel profondo che il suo piccolo era in pericolo. Arrivò proprio mentre Kuro stava per sferrare il colpo fatale.

Ciò che accadde in quel momento cambiò tutto. Kuro, vedendo Naru gettarsi disperatamente per proteggere Ori, ebbe un’illuminazione. In quel gesto riconobbe il proprio amore materno, la disperata volontà di proteggere i propri piccoli, e comprese che il ciclo di vendetta che aveva innescato non avrebbe fatto altro che perpetuare un dolore inaccettabile.

Con un battito d’ali, Kuro afferrò Sein e, in un ultimo volo maestoso, si diresse verso l’Albero dello Spirito. Lì, sotto lo sguardo stupefatto di Ori e Naru, restituì l’essenza luminosa al suo legittimo custode. Il contatto tra Sein e l’Albero generò un’esplosione di luce pura, un’onda di energia vitale che si diffuse in tutta Nibel, riportando istantaneamente la vita dove regnava la morte.
Ma la stessa luce che salvò la foresta consumò Kuro, il quale svanì in un pulviscolo luminoso portato via dal vento. Il suo ultimo atto non fu di vendetta, bensì di redenzione.

Con la foresta finalmente guarita, i colori tornarono più vividi che mai, l’acqua divenne cristallina e l’aria più dolce. Ori tornò da Naru, e con loro c’era anche Gumo. Non erano più soli: erano una famiglia, unita da un legame più forte di qualsiasi oscurità.

Il ciclo della vita è eterno, e la storia non finisce mai davvero. In un angolo tranquillo della foresta, nascosto tra i rami di un albero giovane, un piccolo uovo riposava al sicuro. Era l’ultimo uovo di Kuro, miracolosamente sopravvissuto. Una nuova vita attendeva di sbocciare, un nuovo inizio per una specie che sembrava condannata all’estinzione.

E mentre Ori dorme sereno tra le braccia di Naru, con Gumo a vegliare su di loro, la foresta di Nibel continua a sussurrare.

Nel salutarvi vi ricordo che entrambi i capitoli di Ori sono disponibili sia su PC (Steam/Windows Store/Game Pass) oltre che su Nintendo Switch.

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