Biancaneve Recensione – Un film dimenticabile
Uscito nei cinema il 20 marzo del 2025, Biancaneve è il tanto atteso remake live action di Biancaneve e i sette nani del 1937. Forse non tutti lo aspettavano, ma io sì: non perché sia particolarmente d’accordo con la politica sui remake dei Disney, ma perché potevo odorare il flop a distanza. Un grande, immenso, rumoroso flop. E io, da grande amante del trash involontario, non potevo ovviamente esimermi dall’andare al cinema.
Il regista di Biancaneve è Marc Webb, già famoso per i due film di The Amazing Spider-Man (2012) e The Amazing Spider-Man 2 – il potere di Electro (2014). Erin Cressida Wilson si è occupata della sceneggiatura: stiamo parlando di una professionista che lavora nel campo dal 2002 (con Secretary). Ovviamente, il film è prodotto da Walt Disney Pictures. L’attrice che interpreta Biancaneve è Rachel Zegler (già celebre per la sua disastrosa campagna pubblicitaria in Shazam! Furia degli dei) e Gal Gadot interpreta la Regina Cattiva.
L’importanza di Biancaneve del 1937
Disney ha deciso di rischiare decidendo di creare il live action di uno dei film più amati di sempre, ma non solo. È il film che ha reso Disney il colosso che è oggi. Basato (ovviamente) sulla fiaba tedesca dei fratelli Grimm, Biancaneve e i sette nani è stato il primo lungometraggio d’animazione e il primo classico Disney. Prima di Biancaneve, lo studio si era sempre occupato di cortometraggi animati, e passando al lungometraggio Disney sperava di aumentare i ricavi del suo studio. La figura di Biancaneve venne ispirata da Betty Boop, un personaggio molto popolare all’epoca, e la regina cattiva dall’attrice Joan Crawford. Nel racconto originale i nani non hanno una loro personalità, ma Walt Disney voleva differenziarli in modo da poterli sfruttare per delle gag.
Così, dopo una lunga fase di elaborazione, nacquero Dotto, Brontolo, Gongolo, Pisolo, Mammolo, Eolo e Cucciolo: nessun personaggio prima di allora aveva avuto tanta complessità e precisione nel carattere nei cartoni animati. Biancaneve e i sette nani incassò quattro volte di più di ogni altro film uscito nel 1938, e Walt Disney vinse un Oscar onorario per il film, riconosciuto come “una significativa innovazione sullo schermo e pioniere nel campo dell’intrattenimento”. Il film ricevette anche una candidatura per la migliore colonna sonora. Grazie al successo di Biancaneve la Disney riuscì a finanziare un nuovo studio a Burbank e, due anni dopo, aveva già completato Pinocchio e Fantasia e avviato la produzione degli altri classici.

Un’idea e una campagna pubblicitaria fallimentari
A parte, l’importanza del classico del 1937, mi potreste chiedere, perché mi aspettavo un tragico flop? Prima di tutto perché questa politica dei remake live action non ha mai catturato particolarmente i fan. Qual è lo scopo? Modernizzare un classico amato da tutti così com’è? Qualsiasi cambiamento farebbe storcere il naso al pubblico proprio perché ha amato la storia originale. E poi, se la storia venisse cambiata, non otterrebbe il favore delle masse perché non è quello che viene pubblicizzato. Se invece il live action è tale e quale originale (un po’ come il Re Leone del 2019 che aveva addirittura le stesse battute) ma senza il fascino dell’animazione, perché dovremmo andare a vederlo al cinema?
Dal mio punto di vista, a parte le motivazioni economiche, è un’idea fallimentare in partenza, spinta solo dall’effetto nostalgia e dalle polemiche in fase di marketing. Oltre al fatto che il remake è sempre peggio dell’originale (e già le aspettative sono basse), questa volta Rachel Zegler le ha fatte arrivare ancora più in basso grazie alle sue interviste. Già con Shazam aveva detto di aver accettato quel ruolo per soldi, ma, durante la campagna pubblicitaria di Biancaneve, ha pensato bene di dire che il film è datato a livello di messaggio e che il principe è più che altro uno stalker. Insomma, sono abituata a vedere le attrici che interpreteranno le principesse Disney messe alla berlina (un po’ come è successo ad Halle Bailey), ma questo è un nuovo livello di auto sabotaggio. La mia sindrome del gatto morto si è così attivata.

Non è Biancaneve
Ma il film, ad atto pratico, com’è? Dovendo essere oggettivi, non è così terribile come mi aspettavo: semplicemente esci dal cinema con la sensazione di aver perso il tuo tempo. Se la guardi dal punto di vista del live action, con questa nuova interpretazione e modernizzazione di Biancaneve, è un disastro. Biancaneve del 1937 mette al centro l’incapacità della matrigna di accettare il proprio invecchiamento, la sua gelosia, e l’obbligo della protagonista di crescere. In questa nuova versione, non si parla di bellezza fisica, di invecchiamento, ma di quella interiore.
In questo senso Biancaneve è più bella della matrigna perché è bella dentro, ma questo vuol dire che la matrigna è stata eletta la più bella dallo specchio per le sue qualità interiori. Ma il film ci mostra che la matrigna è una tiranna. I sette nani, centrali nel film del 1937, oltre ad essere fatti con una CGI mostruosa, non hanno lo stesso spazio dell’originale. Qui non provocano la morte della matrigna e si limitano a spaventarla, mentre Biancaneve “si riprende il suo regno”. Il principe non c’è, ma c’è Jonathan: un personaggio che non è più approfondito del principe di Biancaneve. Insomma dovevano rendere la storia originale più moderna e hanno finito per crearne un’altra, e per di più mediocre.

Biancaneve: un personaggio vuoto
Il personaggio di Biancaneve merita di essere analizzato a parte. Il suo unico pregio, prima di tutto, è avere l’unica canzone orecchiabile del film (Waiting on a wish); è inutile, ma non fa schifo. In questa nuova versione, Biancaneve sogna di “diventare la regina che sa di poter essere” senza fare niente a parte cantarlo e dirlo a voce. Non dico che dovrebbe studiare, prepararsi a comandare (anche se sarebbe il minimo), ma almeno girare per il suo regno per comprenderne i problemi, oppure opporsi alla matrigna. Lei invece sembra prigioniera nel castello (ma per la scena del cacciatore nel bosco può uscire) e balbetta una debole protesta (che poi si rivela inutile) per impedire che la matrigna punisca Jonathan, il temibile ladro di patate.
In tutti i momenti in cui Biancaneve potrebbe correre qualche rischio (come quando viene ricercata dalle guardie di palazzo, o deve liberare Jonathan dalle catene) le guardie sono comodamente assenti oppure arrendevoli. Avete mai visto delle guardie che non controllano un prigioniero che dovrebbe morire di fame e sete legato a un cancello? Eccole qui. O meglio… no, non ci sono. Il castello è semplicemente vuoto: in questo modo Jonathan può rubare in sicurezza in cucina e Biancaneve può liberarlo. E queste grandi imprese renderebbero il personaggio “forte”. Biancaneve è esattamente come tanti personaggi femminili (presenti nei film più recenti) che si autodichiarano forti: non superano difficoltà, non si devono ingegnare per non morire, semplicemente la sceneggiatura spiana loro la strada.
Il confronto finale
In questa nuova versione, Biancaneve affronta a viso aperto la matrigna, perché “è una leader”. E come la affronta? Si mette alla testa di un esercito e si riprende il castello? No, perché Biancaneve è solo una gran chiacchierona. Contrariamente a quanto ci dicono le premesse del film (che Biancaneve è rimasta così tanto chiusa nel castello che i sudditi si sono dimenticati di lei), appena si presenta in città viene subito riconosciuta. Fino a quel momento nessuno dei sudditi si era mai ribellato: a loro basta vedere Biancaneve e la seguono al castello senza dire nulla. E la matrigna, che è così tanto crudele, non usa nemmeno la sua magia per ammazzare qualche villico (in verità, la matrigna non uccide nessuno per tutto il film). Semplicemente, i sudditi si rifiutano di eseguire gli ordini della regina, la strega scappa dallo specchio, lo rompe e viene assorbita al suo interno. Sinceramente non ho capito perché. Nessuno scontro. Capisco che con una Biancaneve del genere non potevo aspettarmi un vero combattimento, ma è stato veramente deludente.
In conclusione…
Biancaneve è un film deludente da ogni punto di vista: non è una nuova interpretazione dell’originale, perché non ha mantenuto gli aspetti più importanti della storia, e non è nemmeno un film soddisfacente da guardare, neanche se si considera come a sé stante. Non hanno provato ad approfondire la storia di alcuni personaggi, come i nani o il principe/Jonathan. La scrittura dei personaggi è superficiale e la trama risulta forzata. È chiaro che, in seguito a tutte le polemiche precedenti all’uscita del film, la trama è stata cambiata più volte fino a perdere di senso.
Risulta evidente quando si pensa al gruppo di Jonathan, che, in principio, avrebbero dovuto essere le creature magiche che avrebbero dovuto prendere il posto dei nani. Risultato? Un film mediocre, e a tratti ridicolo. Se proprio volete vedere un film dedicato a Biancaneve, ci sono state varie reinterpretazioni (più o meno belle). Io vi consiglio di guardare la versione di Lily Collins del 2012: si mantiene più fedele alla storia originale ed è più soddisfacente da guardare. Per concludere, se non vi siete stufati dei nostri contenuti, fatevi un giro sulla nostra home per trovare altro da leggere!





Lascia un commento